«Questo prete è una stampa e una figura che somiglia a padre Puglisi». E ancora: «Ciotti, Ciotti, putissimu pure ammazzarlo». Grondano sangue, le parole pronunciate da Totò Riina al suo compagno di passeggiate in carcere esattamente un anno fa e intercettate dagli investigatori della Dia di Palermo, come ha rivelato Repubblica. Ma il diretto interessato, don Luigi Ciotti - il carismatico fondatore di Libera accomunato dal boss di Cosa nostra al parrocco ucciso nel 1993 - le prende come «la prova» di quanto l'impegno di Libera sia «incisivo e graffiante». Di quanto «cittadini a tempo pieno, e non a intermittenza» possano fare paura alla mafia. E rilancia: «La lotta alla mafia è un atto di fedeltà al Vangelo». Mentre il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti taglia corto: «Basta commenti, non voglio e sono stanco di fare da cassa di risonanza a Totò Riina».
L'insidia della «ribellione delle coscienze»
Don Ciotti ripete quanto va dicendo da anni, in ogni angolo d'Italia dove la sua associazione ha messo radici: «Solo un "noi" può opporsi alle mafie e alla corruzione. Libera è cosciente dei suoi limiti, dei suoi errori, delle sue fragilità, per questo ha sempre creduto nel fare insieme, creduto che in tanti possiamo fare quello che da soli è impossibile». Ecco, «le mafie sanno fiutare il pericolo, sentono che l'insidia, oltre che dalle forze di polizia e da gran parte della magistratura, viene dalla ribellione delle coscienze, dalle comunità che rialzano la testa e non accettano più il fatalismo, la sottomissione, il silenzio».
Don Ciotti ripete quanto va dicendo da anni, in ogni angolo d'Italia dove la sua associazione ha messo radici: «Solo un "noi" può opporsi alle mafie e alla corruzione. Libera è cosciente dei suoi limiti, dei suoi errori, delle sue fragilità, per questo ha sempre creduto nel fare insieme, creduto che in tanti possiamo fare quello che da soli è impossibile». Ecco, «le mafie sanno fiutare il pericolo, sentono che l'insidia, oltre che dalle forze di polizia e da gran parte della magistratura, viene dalla ribellione delle coscienze, dalle comunità che rialzano la testa e non accettano più il fatalismo, la sottomissione, il silenzio».
Impegno anti-mafia è fedeltà al Vangelo
Don Ciotti si schermisce davanti al paragone con don Puglisi («non oso paragonarmi a lui, sono un uomo piccolo e fragile») ma plaude alla Chiesa «che interferisce», alludendo alla definizione di «sacerdoti che interferiscono» coniata da un mafioso diventato collaboratore di giustizia. «Per me - spiega - l'impegno contro la mafia è da sempre un atto di fedeltà al Vangelo, alla sua denuncia delle ingiustizie, delle violenze, al suo stare dalla parte delle vittime, dei poveri, degli esclusi, al richiamo alla "fame e sete di giustizia"». E cita papa Francesco: «Una fede autentica implica sempre un profondo desiderio di cambiare il mondo».
Don Ciotti si schermisce davanti al paragone con don Puglisi («non oso paragonarmi a lui, sono un uomo piccolo e fragile») ma plaude alla Chiesa «che interferisce», alludendo alla definizione di «sacerdoti che interferiscono» coniata da un mafioso diventato collaboratore di giustizia. «Per me - spiega - l'impegno contro la mafia è da sempre un atto di fedeltà al Vangelo, alla sua denuncia delle ingiustizie, delle violenze, al suo stare dalla parte delle vittime, dei poveri, degli esclusi, al richiamo alla "fame e sete di giustizia"». E cita papa Francesco: «Una fede autentica implica sempre un profondo desiderio di cambiare il mondo».
La politica si impegni «senza compromessi»
Dal fondatore di Libera anche un appello alla politica, perché si impegni di più e «senza troppi compromessi» nell'approvazione di provvedimenti urgenti, come la confisca dei beni, che per la mafia è «un doppio affronto». Perché si seminano lavoro, dignità e cultura segnando un meno nei suoi bilanci. «La mafia - ricorda don Ciotti - non è solo un fatto criminale, ma l'effetto di un vuoto di democrazia, di giustizia sociale, di bene comune». E la corruzione «è l'incubatrice delle mafie», che «sta mangiando il nostro Paese» e va sradicata insieme alla mentalità che porta con sé, fatta di «mafiosità, patti sottobanco, intrallazzo in guanti bianchi, disonestà condita da buone maniere».
Dal fondatore di Libera anche un appello alla politica, perché si impegni di più e «senza troppi compromessi» nell'approvazione di provvedimenti urgenti, come la confisca dei beni, che per la mafia è «un doppio affronto». Perché si seminano lavoro, dignità e cultura segnando un meno nei suoi bilanci. «La mafia - ricorda don Ciotti - non è solo un fatto criminale, ma l'effetto di un vuoto di democrazia, di giustizia sociale, di bene comune». E la corruzione «è l'incubatrice delle mafie», che «sta mangiando il nostro Paese» e va sradicata insieme alla mentalità che porta con sé, fatta di «mafiosità, patti sottobanco, intrallazzo in guanti bianchi, disonestà condita da buone maniere».
La solidarietà di Bindi e Grasso
Oltre che dalla base dell'associazione, che si stringe intorno al suo presidente, il sacerdote incassa tra gli altri il sostegno della presidente della commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi («Don Ciotti non è solo e non resterà solo»), della presidente della Camera Laura Boldrini e del presidente del Senato Pietro Grasso. Che scrive: «Ti conosco da anni e so che non ti sei lasciato intimorire nemmeno per un attimo: continuerai sulla strada della lotta alla criminalità, e tutti noi saremo al tuo fianco».
Oltre che dalla base dell'associazione, che si stringe intorno al suo presidente, il sacerdote incassa tra gli altri il sostegno della presidente della commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi («Don Ciotti non è solo e non resterà solo»), della presidente della Camera Laura Boldrini e del presidente del Senato Pietro Grasso. Che scrive: «Ti conosco da anni e so che non ti sei lasciato intimorire nemmeno per un attimo: continuerai sulla strada della lotta alla criminalità, e tutti noi saremo al tuo fianco».
Pieno sostegno da Confindustria
«A don Ciotti va tutta la mia solidarietà e il pieno sostegno di Confindustria - dice Antonello Montante, delegato nazionale con delega per la legalità - «nella consapevolezza che, nonostante gli enormi progressi fatti negli ultimi vent'anni, non è ancora possibile abbassare la guardia». È bene che la mafia sappia - aggiunge Montante - che a fianco a don Ciotti ci sono «tutti coloro, e sono tanti, che hanno ormai scelto di rialzare la testa e dire di no a ogni forma di sopruso e di sottomissione». Nonostante Cosa nostra continui a moltiplicare i profitti, per Montante «la coscienza civile è profondamente mutata» ed «è necessario, a questo punto, un ulteriore colpo di reni affinché la ribellione diventi la normalità e la denuncia diventi la regola». Per voltare davvero pagina.
«A don Ciotti va tutta la mia solidarietà e il pieno sostegno di Confindustria - dice Antonello Montante, delegato nazionale con delega per la legalità - «nella consapevolezza che, nonostante gli enormi progressi fatti negli ultimi vent'anni, non è ancora possibile abbassare la guardia». È bene che la mafia sappia - aggiunge Montante - che a fianco a don Ciotti ci sono «tutti coloro, e sono tanti, che hanno ormai scelto di rialzare la testa e dire di no a ogni forma di sopruso e di sottomissione». Nonostante Cosa nostra continui a moltiplicare i profitti, per Montante «la coscienza civile è profondamente mutata» ed «è necessario, a questo punto, un ulteriore colpo di reni affinché la ribellione diventi la normalità e la denuncia diventi la regola». Per voltare davvero pagina.

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