giovedì 16 ottobre 2014

“Leoluca Orlando deve morire” Così ordinò Totò Riina

Ricordo bene quel periodo in cui tutti noi de La Rete eravamo impegnati accanto a Luca. Era difficile e pericoloso. Tanti di noi erano sotto scorta, ricevevano costantemente minacce, intimidazioni ed insulti. Ma credevamo fortemente nella nostra Rivoluzione Gentile, andavamo avanti in silenzio, senza dare enfasi a quello che ci accadeva. Luca era sempre in prima fila mettendoci faccia e cuore. Spesso arrivava e si carica sulle spalle anche le nostre difficoltà, le nostre paure. Si frapponeva fra noi e i poteri mafiosi che in ogni luogo d'Italia contrastavano la nostra Rivoluzione Gentile e cercavano in ogni modo di intimorirci. Insieme a lui Antonino Caponnetto, capo di Falcone e Borsellino nel Pool antimafia, condivideva la nostra esperienza e le nostre battaglie. Chi ha vissuto l'esperienza de La Rete troverà in essa sempre un punto di riferimento e un valore di vita. A chi non l'ha vissuta auguro di viverla, anche in altre forme e in altri modi, ma di viverla ... (Marcello Bigerna)
Non solo Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Nel mirino della mafia anche Leoluca Orlando. A ordinarlo è stato direttamente il Capo dei Capi, Totò Riina. Già fra l’87 e l’88, Cosa nostra aveva deciso di eliminare i due giudici, quasi cinque prima della doppia strage. A rischiare grosso fu anche il sindaco di Palermo, primo cittadino allora come adesso. La rivelazione è stata fatta dal collaboratore di giustizia Balduccio Di Maggio, all’epoca reggente della famiglia di San Giuseppe Jato, deponendo a Caltanissetta, davanti alla Corte d’Assise nell’ambito del processo “Borsellino quater”.
Riina comunicò il suo ordine agli altri capi mandamento nel corso di due diverse riunioni delle commissioni provinciali. Così Di Maggio: “La decisione venne assunta dal capo di Cosa nostra, Totò Riina che disse: “I presenti sappiano: Falcone, Borsellino e Orlando devono morire. Come e quando si vedrà. Riina non ci spiegò perché i tre dovevano essere uccisi e nessuno di noi era tenuto a chiedere il perché. A me venne dato il compito di pedinare Borsellino perché bisognava fare un favore alla famiglia di Trapani. (da siciliainformazioni.com)

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