venerdì 19 dicembre 2014

Il crollo del rublo, una lezione per i sostenitori della lira

Ancora una volta, basta poco per sconfessare tutti coloro che sostengono la necessità impellente di uscire dall'euro per tornare alla lira. Non importa che si tratti di Grillo o di Salvini, o che si tratti di professori universitari come Alberto Bagnai o Claudio Borghi. Se solo si guardassero intorno, leggessero i giornali... non ci vuole molto per capire le conseguenze di una tale scelta. 
Per esempio, guardiamo la Russia. Le pagine economiche da diversi giorni parlano del crollo del valore del rublo, sceso quasi a 55 dollari, prima di risalire - grazie agli interventi della Banca Centrale russa - a 65 dollari. Cosa è successo in Russia? Nulla. Per paradossale che possa sembrare, non è cambiato nulla. Ma ci sono le sanzioni che Unione Europea e Stati Uniti hanno messo sulla Russia, che hanno ridotto le esportazioni dei beni diversi da quelli petroliferi. Mentre gas e petrolio adesso costano di meno, dato il crollo dei prezzi che è avvenuto sui mercati. E il risultato quale è stato? Il rublo che perde valore. La Banca Centrale è intervenuta, vendendo dollari (più di 2 miliardi al giorno) per acquistare rubli, in maniera da farne salire il valore. Inoltre è stato aumentato il tasso di sconto del rublo, dal 10,5% al 17% in una sola volta. Un aumento del genere è un segnale di forza che dà la Banca Centrale, che dimostra che vuole difendere il valore del rublo. E si prepara una legge che impedisca alla gente di portare all'estero le banconote in valuta pesante: possono servire al governo per stabilizzare il rublo, quindi si cerca di frenare l'emorragia. 
Ora, perchè sto raccontando questo? Perchè è quello che succederà nel caso in cui l'Italia dovesse uscire dall'euro per stampare la propria moneta. Teniamo presente una cosa: qui non si parla di vendette, o di piani di rivalsa. Chi opera sui mercati per speculare (e sono tanti, perchè una speculazione ben riuscita ti porta un sacco di soldi, puoi anche decuplicare in pochi giorni il capitale investito) preferisce colpire chi è più debole, perchè così guadagna di più. La Russia, in questo momento è molto debole, quindi viene colpita. E una Italia senza euro sarebbe ancora più debole, come spiegherò più avanti; quindi verrebbe colpita ancora più facilmente. Può non piacere, si può essere in disaccordo, tutto legittimo; ma la speculazione è questa e non può essere fermata.

Qual è il punto centrale? Chi sostiene che l'Italia deve uscire dall'euro, lo fa perchè dice che così ci sono due mosse che salverebbero il nostro Paese: 1) la lira verrebbe svalutata (gli esperti hanno calcolato di almeno il 30% nelle prime settimane) e questo aumenterebbe le esportazioni; 2) si potrebbe stampare cartamoneta "nazionale" per aumentare la quantità di denaro in circolazione. Il secondo punto è una bufala e lo si capisce ricordando due cose. La prima è che comunque questi soldi verrebbero messi in circolazione dalle banche; e se le banche non li prestano, come non li stanno prestando oggi, è una misura inutile. La seconda è che negli anni scorsi la BCE guidata da Mario Draghi ha messo a disposizione delle banche europee oltre 1000 miliardi di euro; le banche italiane ne hanno ottenuti 230 miliardi. Direi che sono sufficienti per far ripartire l'economia. Ma le banche li hanno utilizzati per speculazioni con i titoli di Stato, anzichè usarli per prestarli. Ma il problema in Italia non è la scarsità di denaro, bensì la troppo ineguale distribuzione. In pratica, c'è gente troppo ricca e troppa gente troppo povera; e questo blocca lo sviluppo economico.

Il punto della svalutazione invece è più interessante. Perchè è quello che la Russia vuole evitare. Ma allora come è questa storia? Se è una cosa così positiva, perchè la Russia la vuole evitare? Anche la Russia esporta, quindi perchè evitare la svalutazione? Perchè vuole impedire agli imprenditori di esportare? Il discorso è semplice: una svalutazione significa sì una maggiore convenienza per chi acquista quei beni con una valuta forte, ma anche una maggiore spesa per le importazioni. Quindi una svalutazione può convenire solo a quei Paesi autosufficienti, che magari importano solo beni di lusso. Peccato che un tale Paese non esiste. Quindi, se si svaluta la moneta, i prezzi salgono, perchè i costi di produzione rimangono costanti ma il valore degli stipendi diminuisce. E questo danneggia l'economia. La Russia è un Paese che esporta, ma importa anche. E importa più di quanto esporti.

E qui si può aggiungere un altro dettaglio a proposito del punto 2). Perchè, chi sostiene che l'Italia deve uscire dall'euro, replica che il fatto di avere una moneta nazionale e indipendente (la chiamano sovranità monetaria) ci garantisce anche dall'aumento del debito pubblico e dell'aumento dei tassi di interesse. In fondo, dicono, a che servono i titoli di Stato? Stampiamo banconote (il termine "stampare" è usato in senso figurato; con questo termine intendo anche la creazione di denaro elettronico, cioè quello che non si materializza perchè i pagamenti vengono fatti con carte di credito, bonifici bancari, ecc.) e così non siamo costretti ad indebitarci ulteriormente. Eppure la Banca Centrale russa ha deciso non di stampare più rubli, ma di usare le proprie riserve in dollari per ridurre la svalutazione. il tutto mentre i titoli di Stato hanno tassi di interesse altissimi, nell'ordine del 15-20%.

Poi c'è un'altra conseguenza, che scaturirebbe dalla svalutazione. Per fermarla, la Banca Centrale aumenta il tasso di sconto, cioè il tasso di interesse che la banca paga per avere i soldi dalla Banca Centrale. Sono gli stessi soldi che poi la banca presta agli imprenditori e ai cittadini. Attualmente la BCE ha un tasso di sconto dello 0,10% e le banche a quanto prestano i loro soldi agli imprenditori? Al 7%, in media? E quindi, con la Banca Centrale russa che ha fissato il tasso di sconto al 17%, le banche russe a quanto prestano i loro soldi? Al 25%? Qualcuno crede che un imprenditore farebbe salti di gioia alla prospettiva di dover pagare il 25% di interessi? E il cittadino che compra la casa e si trova una richiesta del 20% di interessi sul mutuo, come reagirebbe? E non è detto che se l'Italia uscisse dall'euro il 17% di tasso di sconto basterebbe.

Perchè c'è un discorso da fare, e riguarda il rating. Si può criticare quanto si vuole il comportamento delle agenzie di rating, ma è indubbio che forniscono un parametro di cui sui mercati internazionali si tiene conto. La Russia ha lo stesso rating dell'Italia, e ha un tasso di sconto al 17%. La Turchia, altro Paese in una situazione simile, ha un rating migliore dell'Italia (BB+) e ha un tasso di sconto al 12,5%. Qualcuno ritiene che ci sia qualche motivo per cui un'Italia, con la lira in svalutazione, si dovrebbe fermare prima del 17%? Qualcuno ritiene che con i prestiti al 25% e i mutui al 20% l'economia partirebbe a razzo? Oppure che con i titoli di Stato al 15-20% qualcuno impedirebbe al governo di turno di aumentare le tasse per pagare gli interessi sul debito pubblico? E non parliamo di noccioline. Oggi paghiamo il 4% di interssi circa, pari a 75 miliardi circa. Se arriviamo al 20%, cioè moltiplichiamo per 5 il tasso di interesse, sono quasi 400 miliardi l'anno di interessi, di cui 300 almeno arriveranno da nuove tasse. Qualcuno ha 300 miliardi in più in tasca? 

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